Così le tecnologie wearable calzano a pennello con la sicurezza degli Agenti

Le soluzioni futuristiche al servizio dell’ordine pubblico spiegate da un esperto Motorola Solutions

Fino a quando si tratta di strumenti rivolti a tempo libero o allo sport, per quanto sia giustamente esigente l’utente finale, un certo margine di tolleranza nell’affidabilità può essere messo in preventivo, Diverso è il discorso quando un sistema wearable è destinato al mondo professionale e, in modo particolare alla Pubblica Sicurezza.

Qua infatti entra infatti in gioco la vita degli operatori. Quindi, la progettazione deve tenere in considerazione specifiche con esigenze e implicazioni molto diverse da quelle pensate per i consumatori. D’altra parte, l’esperienza maturata in questi contesi agevolerà una successiva diffusione su larga scala.

Un esperto del settore, Massimo Sangiovanni, vice president marketing Americas di Motorola Solutions, illustra alcuni interessanti dettagli su come nascono questi dispositivi.  Quando gli agenti di pubblica sicurezza sono impegnati in una situazione critica, non sempre sono nella condizioni di comunicare in maniera continua via radio. In queste situazioni i dispositivi indossabili aumentano notevolmente le quantità di informazioni fornite alla centrale, in modo automatico.

Una serie di sensori connessi tra loro creaun ecosistema chiamato PAN (Personal Area Network), una rete il cui hub è la persona. Le informazioni raccolte spaziano dalla posizione GPS, al rilevamento di colpi d’arma da fuoco grazie ai sensori audio, dalla condizione fisica dell’agente tramite i sensori biometrici, sino alla stato dell’arma (per esempio se è stata estratta dalla fondina) sfruttando dei sensori di contatto.

Nella pratica, basti pensare per  esempio a un agente di polizia che arriva sulla scena del crimine. Esce dal veicolo estraendo la propria arma e si lancia all’inseguimento di un sospetto. In queste situazioni di stress elevato il corpo umano riduce alcune capacità cognitive per focalizzare l’attenzione sul pericolo o sulla missione. I principali indicatori di stress sono accelerazione del battito cardiaco, riduzione del campo visivo, minor capacità di comunicare e ascoltare frasi complesse, oltre alla diminuzione della coordinazione della muscolatura piccola tipica delle mani e delle dita. Qua, la tecnologia è in grado di fornire informazioni critiche in modo automatico. Per esempio con brevi comandi vocali, vibrazioni o indicazioni luminose.

Nell’insieme, l’interfaccia tra l’utente, la sala di controllo e i dispositivi indossabili definisce il successo di una tecnologia, con particolare attenzione alle situazioni di emergenza. Strumenti come smartglasses (con registrazione video o invio di segnali) o Smart Body Worn Camera riescono a fornire informazioni visive contestuali, istantaneamente e mantenendo libere le mani degli operatori. In particolare, le smart Body Worn Camera, hanno anche la capacità di elaborare immagini e video acquisite e trasmetterle in centrale di comando o agli altri agenti di supporto. Un’altra interfaccia potenzialmente interessante sono i dispositivi tattili. Indossando uno di questi dispositivi al polso o su un dito, brevi sequenze di vibrazioni possono essere usate per avvisare di situazioni critiche.

Uno scenario molto più realistico di quanto si possa pensare. Dove però l’attenzione deve restare prima di tutto all’ambiente circostante e alla missione. La tecnologia cioè, non deve rivelarsi una distrazione. Per questo, si parla di strumenti destinati a potenziare la dotazione e non a sostituire le radio.

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