Nell’immenso mondo di Internet of Things, anche i malware trovano spazio

L’allerta degli esperti kapsersky Lab sulla diffusione di Hajime, presente sul 3,5% dei dispositivi italiani

Per definizione, nel momento in cui un qualsiasi dispositivo è connesso a Internet, è anche esposto al rischio di attacchi. Maggiore è l’intelligenza collegata all’apparato, tanto più grande è il pericolo cui si trova esposto l’utente.

Anche i sistemi wearable non possono fare eccezione e la dimensione acquisita dal mercato contribuisce a renderli obiettivi appetibili. Una prima importante conferma di questa attività arriva da Kaspersky Lab, con i risultati di un’indagine sull’attività di Hajime, un malware al momento ancora avvolto in un alone di mistero per le sue reali potenzialità. Certamente però, un serio rischio per Internet of Things.

Recentemente, la rete di diffusione del malware ha iniziato a propagarsi più velocemente, colpendo numerosi dispositivi in tutto il mondo. Al momento attuale, si parla di quasi 300mila device compromessi, pronti a cooperare per eseguire le istruzioni impartite dagli autori all’insaputa delle ignare vittime. Tuttavia, il reale scopo di Hajime rimane tuttora sconosciuto.

Al momento infatti, Hajime non possiede un codice o una funzionalità di attacco, solamente un modulo di propagazione. Sfruttando diverse tecniche, principalmente attacchi alle password del dispositivo, infetta i device e segue una serie di procedure per non farsi scoprire dalla vittima. In questo modo, il dispositivo diviene parte di una botnet e contribuisce al propagarsi dell’infezione.

Al momento della ricerca, le infezioni provenivano principalmente da Vietnam (oltre il 20%), Taiwan (quasi il 13%) e Brasile (circa il 9%). L’Italia resta presente soprattutto dalla parte delle vittime. Se il numero di attacchi in partenza appare trascurabile, da non sottovalutare come il 3,5% dei dispositivi sia già stato attaccato.

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