Metti un Fitbit a un elefante e il sonno non ha più segreti

Al pari dell’istinto di cibarsi, quello di riprodursi e della sopravvivenza, anche il sonno è uno dei bisogni naturali dell’uomo. A differenza di tutti gli altri però, per gli scienziati l’ultimo presenta ancora diversi spunti di studio interessanti. In alcuni animali, per esempio delfini e gabbiani, si addormenta solo una parte del cervello. Anche la durata del sonno cambia profondamente da una specie vivente all’altra. D’altra parte, una carenza prolungata può portare a danni cerebrali anche importanti.

In pratica, la vera funzione del sonno è ancora almeno in parte da chiarire. Per questo, durante i propri studi, il Professor Paul Manger, della School of Anatomical Sciences presso la Wits University di Johannesburg ha avuto una curiosa intuizione per mettere alla prova  teorie come il fatto che in genere, gli animali più grandi tendano a dormire meno di quelli piccoli.

L’idea era raccogliere dati sul comportamento di un elefante. Insieme a una serie di colleghi e altri addetti all’interno del Chobe national Park in Botswana, la sperimentazione si è avvalsa di un bracciale Fitbit applicato a due esemplari allo stato brado nella riserva.

Partendo dall’ipotesi che se il tronco fosse restato fermo per almeno cinque minuti l’animale si poteva considerare addormentato, con l’aiuto di un giroscopio e un Gps applicati al collo, è stato possibile capire quanto, come e dove si fossero addormentati.

I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Plos One sono stati abbastanza sorprendenti. Entrambi gli elefanti hanno in realtà dormito solo poche ore al giorno, soprattutto nelle prime ore del mattino. Interessante anche la dipendenza da fattori ambientali quali temperatura e umidità, ma non la luce del sole, nel momento di addormentarsi come in quello del risveglio. In pratica, negli animali allo stato selvaggio, alba e tramonto non influiscono più di tanto sui ritmi giornalieri.

Inoltre, il sonno può arrivare sia in piedi sia da sdraiati. La fase Rem tuttavia, viene raggiunta solo nell’ultimo caso e si verifica solo ogni tre o quattro giorni. Un risultato in apparente contrasto con la memoria di lungo termine degli elefanti. La fase Rem infatti, è anche quella dove si consolidano i ricordi.

Infine, di fronte a una situazione di pericolo, gli elefanti sono stati in grado di resistere anche 48 ore senza dormire, per allontanarsi anche fino a 30 km di distanza dal luogo a rischio.

Oltre alla normale ricerca di nuove conoscenze sul mondo animale, per gli scienziati il Fitbit si è rivelato importante per ricavare nuove indicazioni utili confrontare il modello ricavato con il comportamento umano e aiutare quindi le persone a sfruttare meglio le ore di sonno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *